mercoledì 30 luglio 2008

Strano esordio dell'estate laurentina

L'inizio dell'estate laurentina a me è sembrato un pò fiacco.
Nonostante il temporale inatteso ne abbia ritardato di circa un'ora l'avvio, la caccia al tesoro dedicata ai bambini dagli 8 ai 14 anni è stata un successo ( e non lo dico solo perchè ero una delle organizzatrici). Però la caccia al tesoro è stata l'unica manifestazione prevista a svolgersi realmente.
Il resto del programma della giornata, infatti, è stato completamente disatteso.
Era previsto un torneo di bocce che non si è tenuto. Erano previsti i giocolieri del progetto on the road, contattati dall'assessore Antinora, che non si sono visti.
Per non parlare dell'assenza della musica delle band musicali (prevista, come tutto il resto, nel manifesto), o dello stand gastronomico che non si è potuto fare... ma qst è un'altra storia che magari vi racconto alla prossima puntata..."

venerdì 18 luglio 2008

Fasulo fa carriera

Pubblico il testo integrale dell'articolo del Quaderno
"Angelo Fasulo, sindaco di San Lorenzo Maggiore, è stato nominato vicesegretario provinciale dei Popolari Udeur di Benevento. Lo ha reso noto il responsabile del Campanile sannita, Annio Maiatico. A febbraio il primo cittadino aveva abbandonato il partito di Mastella per approdare al Partito Democratico. Il sodalizio, però, è durato solo pochi mesi. Fasulo è rientrato nell’Udeur e premiato con un incarico di rilievo provinciale."

Fonte: www.ilquaderno.it 18/07/2008

martedì 8 luglio 2008

Tradizione orale

Vedere un intero Paese e le sue più alte istituzioni appesi al pisello di un attempato latrin lover in fregola senile, mentre i codici e la Costituzione vengono sfigurati a immagine e somiglianza dell'augusto aggeggio, è già un bel vedere. Sentire poi Al Tappone, cioè l'editore di «Chi» e di un'altra dozzina di giornali e programmi di gossip, scagliarsi contro «il gossip che inquina la politica», è anche un bel sentire. Come pure apprendere dalla sua boccuccia che lui non si avvarrà della blocca-processi (tanto, per bloccare il suo, basta che se ne avvalga Mills) né del Lodo Alfano (vuoi vedere che l'han fatto per il capo dello Stato?). Ma forse il bello deve ancora venire: alfine si potrebbe scoprire che le famose telefonate compromettenti, quelle sul problematico alzabandiera e sulle tecniche più avanzate per propiziarlo (punturine? pasticche? carrucole?), quelle sulle durissime selezioni sostenute da alcune ministre come già dalle «strappone» di Raifiction, quelle che han portato il Paese sull'orlo di una crisi istituzionale, non sono mai state intercettate da alcuna Procura.Non che non siano mai esistite: che non siano mai state ascoltate, registrate, trascritte. Ragioniamo: le porno-chiamate, semprechè esistano, non sono state depositate alle parti, ma segretate e custodite dalla Procura di Napoli in attesa di esser distrutte in quanto penalmente irrilevanti. Il che rende altamente improbabile che siano giunte a qualche giornalista. Anche perché altrimenti sarebbero già uscite: nessun giornalista degno di questo nome (a parte, infatti, il direttore di «Europa») si terrebbe nel cassetto l'eventuale prova che il premier ha sistemato in Parlamento o al governo qualche sua amante.Dunque è pure possibile che Al Tappone abbia fatto tutto da solo: lui solo sa quel che fa e dice al telefono, lui solo è convinto che i pm agiscano tutti, come un sol uomo, non per fare Giustizia, ma per colpire lui. E visto che lui, a furia di contare balle, finisce col crederci, ogni mattina appena sveglio corre in edicola alla ricerca delle telefonate che lui solo conosce, avendole fatte lui. Purtroppo per noi e per fortuna sua, finora è rimasto deluso. Ma visto che domani è sempre un altro giorno, lui mette in circolo indiscrezioni e pettegolezzi per preparare l'opinione pubblica in vista del D-Day. Anzi, del Gnocca Day.
Non a caso non sono i cronisti giudiziari, ma i restroscenisti di Palazzo Grazioli e dintorni a raccontare quel che potrebbe uscire sul pisello presidenziale e le sue numerose badanti, incollando spizzichi e bocconi, sussurri e sospiri che trapelano dalla Magione Presidenziale. Storie di boccucce di rosa, persino di ortaggi. Sarebbe davvero meraviglioso se, autosuggestionato dalla sua coscienza sporca e dalla sua codona di paglia, Al Tappone avesse montato da solo tutto l'ambaradàn: se cioè la psicosi da intercettazioni fosse nient'altro che una colossale e grottesca autointercettazione. Il risultato lo vediamo: nessuno ha ancora letto un rigo di quelle telefonate, ma tutti ne conoscono ormai il contenuto. Tant'è che i servi più servili si sono già attivati per salvare il padrone da se stesso, intimando alla signorina Carfagna di dimettersi.Eh no, troppo comodo: prima di lei deve dimettersi chi l'ha promossa deputato e ministro. E poi, a ruota, tutti i ministri scelti dal Capo con lo stesso criterio: la cieca, prona servile obbedienza al Capo. Tra Mara e Angiolino Jolie o James Bondi, per dire, non c'è alcuna differenza. Sono tutte fotocopiatrici ad personam, solo che lei è molto più carina. Dunque sia chiaro: giù le mani dalla Carfagna. E basta parlare di «basso impero»: quello, al confronto, era una cosa seria. In fondo, Caligola s'era limitato a nominare senatore il suo cavallo. Mica un asino.Piuttosto, quel che sta accadendo - tutti a parlare di telefonate che nessuno ha letto - è una bella prova su strada di quel che ci attende quando sarà in vigore la legge bavaglio sulle intercettazioni. Galera da 1 a 3 anni a chi pubblica atti di indagine «nel testo, nel contenuto e per riassunto». Black-out assoluto fino all'inizio del processo, cioè per anni e anni. I giornalisti sapranno tutto, come pure poliziotti, magistrati, avvocati, cancellieri, impiegati, politici. Ma non potranno più raccontarlo. Così sarà tutto un alludere, un insinuare, un fare l'occhiolino, un dar di gomito con tutti i ricatti del caso: «Ah, se potessi parlare», «Sapessi quel che c'è nel fascicolo», «Eeeh, non farmi dire», «Vieni in redazione che ti racconto tutto in bagno». Il ritorno alla tradizione orale. Ecco, sì, orale.

Marco Travaglio Ora d'aria, l'Unità del 05 luglio 2008

lunedì 7 luglio 2008

Il sindaco Fasulo ritorna (per la terza o quarta volta) con il Campanile

Angelo Fasulo torna con Clemente Mastella. Il sindaco di San Lorenzo Maggiore lascia il Partito democratico e riabbraccia le insegne dei Popolari Udeur. Indubbiamente, una notizia se la si paragona alla fuga dei tanti che, in tempi di vacche magre, hanno preferito abbandonare una nave che sembrava ormai alla deriva. Diciamo la verità: sino a metà dello scorso gennaio, l'adesione di un sindaco all’Udeur era poco meno di una mezza notizia, viste le adesioni che il Campanile è arrivato a segnare nella provincia del leader, con percentuali che, alle elezioni regionali, sfiorarono il dato delle migliori performance forziste. Ma, dal 16 gennaio in poi, Mastella ha dovuto registrare soltanto addii e fughe, ingurgitando enormi dosi di amarezza, pur sapendo, scafato com’è, che in politica la gratitudine è sempre il sentimento del giorno prima. Dalla caduta del governo Prodi e, sopratutto, dal giorno della mancata ricandidatura dopo ben 32 anni in Parlamento, il compito principale di Mastella e dei vertici del partito è stato prioritariamente quello di contenere le perdite, cercando di turare falle pressoché quotidiane, armandosi di pazienza sconfinata nei confronti di consiglieri ed esponenti vari che, sino a qualche mese addietro, non osavano neppure aprire la bocca mentre oggi discettano alla stregua di statisti. Certo, una grossa mano a Mastella gli elettori l’hanno ridata alle Provinciali nel Sannio, laddove le due liste presentate si sono attestate ben oltre le più rosee previsioni. Ed è da tale dato che il leader dell’Udeur intende ripartire, prefiggendosi di far rivivere un partito a dimensione regionale, ma che in Campania sopratutto potrà e saprà dire ancora la sua. È per questo che il ritorno di Fasulo, con tutto il rispetto per il sindaco di San Lorenzo Maggiore, acquista maggior significato politico. «Si tratta di un decisione dettata sopratutto da sentimenti amicali - spiega Angelo Fasulo -, non disgiunta, però, da aspetti politici. Io lasciai Clemente allorquando si ipotizzava un suo spostamento verso il Pdl: rispetto a questa possibilità, preferii restare nel centrosinistra. Per rispetto della mia comunità, mi candidai alla Provincia nella lista ”Sannio democratico”, anche perché il mio antagonista locale, Emmanuele De Libero, era come noto nella Destra. Poi, Mastella nel Pdl non c’è andato, il Pd non è che mi affascini eccessivamente, visti pure i travagli a livello nazionale, aggiungiamoci l’amicizia con Clemente ed il desiderio di non voler fuggire quando la barca non veleggia più come un tempo, ed ecco spiegata la mia decisione di riabbracciare Mastella». Fasulo, che già nelle ultime settimane aveva intrattenuto stretti contatti con il segretario provinciale Annio Majatico, si dice fiducioso che l’Udeur possa rilanciare il suo progetto politico: «Già questi pochi mesi sono stati sufficienti per dimostrare che il Sannio, senza un leader autorevole come Mastella, rischia di essere bistrattato. Noto che la gente sta riflettendo, tutti stanno comprendendo che d’improvviso non poteva essere lui il male dell’Italia. Del resto, senza Mastella, le cose non è che vadano meglio, né a livello nazionale, né a livello locale».
Fonte http://www.ilmattino.it/ 06/07/2008
"Si può essere a sinistra di tutto, ma non del buon senso".
Enzo Biagi.